Dal primo gennaio, in Australia, nessun minorenne sotto i 16 anni può usare social come Instagram, TikTok o Reddit. Una decisione senza precedenti, imposta con l’approvazione dell’Online Safety Amendment Act e che ha già comportato il blocco di oltre 5 milioni di account. Solo Meta ha confermato di averne cancellati più di 500.000. Il primo ministro Anthony Albanese l’ha definita una svolta storica: “Una fonte di orgoglio per l’Australia”. Ma il mondo osserva e si interroga. È davvero il modo giusto per proteggere i più giovani?
Amy, 14 anni, ha raccontato alla BBC di sentirsi sollevata. Senza l’obbligo di mantenere la presenza su Snapchat, ha ripreso ad andare a correre, a tenere un diario. È uno dei pochi esempi visibili di un effetto positivo e immediato del divieto. Ma basta poco per capire che la maggior parte degli adolescenti ha reagito in tutt’altro modo. Per ogni Amy, ci sono centinaia di ragazzi che cercano nuove strade per restare online.
L’arte di aggirare i divieti: VPN, account falsi e app alternative
Gli adolescenti non hanno mai amato le regole, e quelle digitali non fanno eccezione. Dopo l’entrata in vigore della legge, molti under 16 hanno iniziato a usare VPN per simulare la connessione da altri Paesi, o l’account social di un genitore per restare attivi. Alcuni hanno semplicemente traslocato su app alternative ancora non coperte dal ban, come Lemon8, Yope o Discord. In pochi giorni, i download di queste piattaforme sono saliti vertiginosamente, innescando un nuovo fronte per il governo.

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Le autorità hanno reagito chiedendo alle nuove app di autocertificarsi come soggette al divieto. Lemon8 ha già aderito, mentre altre resistenze si sono registrate su Yope. In parallelo, Meta e Reddit hanno contestato pubblicamente il provvedimento. Il colosso dei forum online è arrivato a fare causa al governo australiano, sostenendo che il divieto è incostituzionale e limita la libertà d’espressione dei giovani, in particolare di chi sta per compiere 18 anni e si affaccia al voto.
Secondo Reddit, l’accesso limitato impedisce ai ragazzi di partecipare a discussioni politiche e sociali fondamentali. Se la Corte accoglierà anche parzialmente le motivazioni presentate, l’esito potrebbe influenzare le future regolazioni digitali in Europa e Stati Uniti. Intanto, altri Paesi osservano con attenzione. La Francia ha già approvato una proposta di legge per vietare i social ai minori di 15 anni, con l’appoggio del presidente Macron. Il Senato voterà entro fine febbraio. Il Regno Unito valuta misure simili, e anche negli Stati Uniti si aprono spiragli normativi.
I dubbi degli esperti, le reazioni delle piattaforme e il peso dell’esperimento
Le grandi aziende tech si sono adeguate, ma con forti riserve. Meta ha chiesto che la verifica dell’età venga applicata anche negli app store, altrimenti – spiegano – il rischio resta: i ragazzi usano in media più di 40 app a settimana, molte delle quali non sono colpite dal divieto. Il pericolo di esposizione a contenuti inappropriati, insomma, non scompare con la chiusura dei social più noti.
La legge prevede multe fino a 49,5 milioni di dollari australiani per le piattaforme che non si adeguano. Ma non tutti sono d’accordo. Alcuni esperti di privacy e gruppi giovanili hanno espresso forte preoccupazione per le ricadute del divieto. In particolare, in un Paese vasto e con molte aree rurali, gli spazi digitali rappresentano spesso l’unico punto di contatto per adolescenti vulnerabili o isolati. È il lato positivo della rete che, in parte, rischia di essere sacrificato.
Sul piano globale, intanto, si continua a discutere su efficacia e sostenibilità di un modello di questo tipo. I sostenitori della legge citano i dati dell’US Surgeon General, che nel 2023 ha segnalato come più di tre ore al giorno sui social aumentino significativamente il rischio di depressione, ansia, insonnia e bassa autostima tra i più giovani. Diversi studi hanno confermato la correlazione tra uso eccessivo dei social e problemi di salute mentale.
I critici, però, temono che il divieto sia troppo facile da aggirare, e che colpisca proprio chi ha più bisogno di comunità online. Nessuno, oggi, può dire se funzionerà. L’Australia ha lanciato un esperimento sociale nazionale su scala mai vista. Le altre nazioni aspettano di vedere se le regole, da sole, bastano a cambiare i comportamenti digitali di una generazione.








