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Truffe online, sei in pericolo se usi queste password: gli hacker le decifrano in un secondo

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Truffe online, sei in pericolo se usi queste password: gli hacker le decifrano in un secondo - computercityhw.it

Password deboli e ripetute possono essere violate in meno di un secondo: ecco quali evitare e come proteggere davvero i tuoi account.

Proteggere informazioni personali, dati sensibili e account online oggi passa ancora da un elemento spesso sottovalutato: la password. Nonostante anni di avvisi, analisi tecniche e violazioni pubbliche, una parte consistente degli utenti continua a scegliere password deboli, facili da ricordare ma altrettanto facili da violare. Gli esperti di sicurezza informatica lo ripetono da tempo: molte combinazioni comuni possono essere craccate in meno di un secondo tramite strumenti automatici. I dati raccolti tra il 2024 e il 2025 confermano una tendenza che non accenna a rallentare, con milioni di account esposti a rischi evitabili.

Le password più usate nel mondo e perché risultano immediatamente vulnerabili

Le analisi più recenti sulle password meno sicure arrivano dal lavoro di NordPass, che ogni anno esamina database di credenziali compromesse insieme a specialisti in incidenti di sicurezza digitale. L’osservazione del periodo compreso tra settembre 2024 e settembre 2025 restituisce un quadro chiaro: le password più utilizzate restano basate su sequenze numeriche elementari, parole ovvie come password o varianti di admin, spesso accompagnate da un numero finale per dare una falsa sensazione di protezione.

Combinazioni come 123456, 12345678, 123456789, 12345, password, admin123, Aa123456 o Pass@123 vengono testate per prime dai software di attacco. Non a caso, risultano violabili quasi istantaneamente. Gli algoritmi le riconoscono come scelte statisticamente frequenti, quindi le inseriscono all’inizio delle liste di tentativi. Anche password che sembrano “un po’ più complesse”, con lettere maiuscole o simboli, non offrono una reale barriera se seguono schemi prevedibili.

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Le password più usate nel mondo e perché risultano immediatamente vulnerabili – computercityhw.it

Un dato interessante riguarda l’uscita dalla top ten di combinazioni storiche come qwerty123. Il cambiamento, però, non segnala una maggiore consapevolezza. Al contrario, mostra uno spostamento verso varianti numeriche ancora più semplici, altrettanto fragili. Il problema non è solo la singola password debole, ma la sua diffusione su larga scala.

A livello nazionale emergono differenze linguistiche ma non sostanziali. In alcuni Paesi europei, Germania compresa, compaiono parole comuni, riferimenti amministrativi o nomi di contesti quotidiani. Anche qui il fattore critico resta la prevedibilità. Gli esperti avvertono inoltre che l’uso di informazioni personali – come nomi propri, partner, animali domestici, squadre sportive, luoghi di vacanza – accelera ulteriormente il processo di violazione. Questi dati, lo sappiamo, sono spesso disponibili pubblicamente sui social network, Facebook in testa.

Il rischio cresce in modo esponenziale quando una password insicura viene riutilizzata su più servizi. Una sola violazione può aprire l’accesso a email, cloud, profili social, account di lavoro e servizi collegati. È così che un errore apparentemente banale diventa un problema strutturale.

Come creare password più sicure e ridurre davvero il rischio di violazioni

Le indicazioni per una password sicura sono note, ma continuano a essere ignorate. Gli specialisti dell’Hasso Plattner Institute sottolineano che il fattore decisivo è la lunghezza, più ancora della complessità apparente. Una password breve, anche se contiene numeri e simboli, resta vulnerabile. Una combinazione lunga, superiore ai 15 caratteri, aumenta in modo drastico il tempo necessario per un attacco riuscito.

Altro punto centrale è l’uso di password diverse per ogni account. Utilizzarne una sola equivale a lasciare tutte le porte chiuse con la stessa chiave. Qui entrano in gioco i gestori di password, strumenti progettati per generare, memorizzare e proteggere combinazioni robuste senza affidarsi alla memoria dell’utente. Test indipendenti mostrano che questi sistemi riducono in modo significativo il rischio legato all’errore umano.

Indicazioni simili arrivano anche dal Bundesamt für Sicherheit in der Informationstechnik. Per gli account standard, viene raccomandata una password di almeno otto caratteri, mentre per le reti Wi-Fi protette con WPA2 o WPA3 il minimo consigliato sale a 20 caratteri. In questi casi è fondamentale usare lettere maiuscole, minuscole, numeri e caratteri speciali in modo non prevedibile.

Un ulteriore livello di protezione arriva dall’autenticazione a due fattori, ormai disponibile per la maggior parte dei servizi online. Anche se la password viene intercettata, l’accesso resta bloccato senza il secondo passaggio di verifica. Non meno importante è il cambio periodico delle credenziali, soprattutto dopo grandi fughe di dati che, negli ultimi anni, hanno coinvolto centinaia di milioni di accessi.

Il quadro che emerge è chiaro: continuare a usare password semplici, brevi e ripetute significa ignorare un rischio ormai documentato. Le evidenze raccolte tra il 2024 e il 2025 mostrano che la sicurezza digitale non richiede soluzioni estreme, ma scelte quotidiane più consapevoli, spesso rimandate per abitudine o sottovalutazione.

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